di Ishramit

Gennaio 1998, sono passati circa due anni dall’uscita del grande survival horror di casa Capcom che il suo sequel fa capolino nei negozi: stiamo parlando di Resident Evil 2, ovviamente.
Sono passati due mesi dal disastro del T-virus e dalla scomparsa degli agenti S.T.A.R.S che presero parte nella vicenda, uno di loro era Chris Redfield, fratello di Claire Redfield. Claire, insieme a Leon Kennedy è protagonista di questa nuova avventura, ma facciamo un passo alla volta.
Il giocatore ha a disposizione due dischi, stranamente non è costretto ad iniziare dal primo: può infatti scegliere se giocare prima con Claire o con Leon, scegliendo il disco 1 per la matricola S.T.A.R.S, mandata a Raccoon City per il suo primo giorno di lavoro, il disco 2 per la ragazza in cerca del fratello scomparso. Che voi iniziate con l’uno o con l’altra, le differenze non saranno abissali, alla fine del primo scenario, infatti, potrete giocare il secondo, che subirà in parte le scelte prese nell’altro e che concluderà la narrazione aggiungendo alcune scene alla fine. E qui partono le prime note negative: avete letto quelle due righe sulla trama e sulla caratterizzazione dei personaggi? Beh, se dicessi che finisse lì mentirei, perché di fatto c’è altro, ma è così poco da far gridare allo scandalo: scordatevi l’alone di mistero che si sentiva quasi “vivo” nel primo RE, chi l’ha giocato non si chiederà nemmeno perché la città è infestata dagli zombie, perché è tutto disgustosamente prevedibile e scontato, dalla prima all’ultima scena. Che male c’è, dopotutto, qualcuno potrebbe dire così: il gioco potrebbe comunque risultare un capolavoro se ad una trama stereotipata si accompagnasse un gameplay da paura, con atmosfere degne dei migliori horror…
Di questo ne parliamo dopo.
Riprendiamo dal discorso dei due scenari: ebbene ci sono diverse differenze in relazione al personaggio con cui starete giocando: incontreranno personaggi secondari diversi e diversamente insipidi, brandiranno armi diverse (l’arsenale di Claire è leggermente più ampio di quello di Leon perché il secondo sostituisce alle armi nuove versioni potenziate di quelle vecchie, ma nulla di che), combatteranno boss diversi e… basta. Nei due scenari, infatti, i due dovranno visitare gli stessi luoghi, usare le stesse chiavi (in ordine diverso ma poco cambia), uccidere gli stessi nemici (disposti, almeno questo, in luoghi diversi) e risolvere gli stessi enigmi. Già da questo dovreste capire che l’esperienza potrebbe farsi abbastanza noiosa nel secondo scenario, ed il gioco (le rivelazioni sulla trama) non vale la candela, o almeno questo è ciò che ne pensa il vostro redattore.
Abbiamo dunque visto che la trama non è certo capolavorica ma si sopporta (il doppiaggio un po’ meno, ma per l’epoca in cui è uscito possiamo sopportare anche quello), l’idea dei due scenari poteva essere un’ottima idea ma è stata sfruttata nel peggiore dei modi: c’è qualcosa che si salva allora, per rendere questo gioco degno di essere comprato?
Sì, qualcosa c’è, il sistema di gioco è, infatti, molto frenetico fin dalle fasi iniziali, il minimo errore potrebbe significare il game-over, e questo aggiunge forza all’atmosfera, supportata da ambientazioni molto ispirate e da buone musiche, anche se lontane dall’eccellenza. La consapevolezza di avere munizioni limitate, di avere un coltello completamente inutile che non fa che occupare posto nell’inventario limitato riesce benissimo a trasmettere quell’atmosfera di terrore che ci si aspetta da un titolo di questo genere, lo stesso fanno la difficoltà nella mira e nei movimenti dei personaggi, fantasticamente macchinosi in modo che il giocatore abbia bisogno di stare sempre in guardia. Insomma, il gameplay è ottimo, sia nei combattimenti sia nella ricerca di oggetti quali munizioni, cure mediche e chiavi, però anche qui ci sono grossi problemi.
Gli sviluppatori sembrano non aver tenuto conto, infatti, che ben presto il giocatore si abitua alla difficoltà del gioco, capisce quali sono i trucchi più efficaci per farsi strada tra gli zombie e conservare oggetti e munizioni e la sensazione di terrore ed oppressione iniziale svanisce nel nulla.
E questo si accentua anche di più quando il giocatore si accorge di avere munizioni in eccesso, e che i nastri per il salvataggio (che sono limitati) sono dati in estrema sovrabbondanza rispetto alle 5 ore di durata dello scenario, questo pare sia stato sistemato nella versione PC con un nuovo livello di difficoltà (hard) ma qui stiamo parlando della versione PSX, a mio parere della difficoltà giusta nelle fasi iniziali, sempre più ridicola in quelle finali.

 

Commenti finali

Qual’è il risultato alla fine? Un gioco discreto, per niente all’altezza delle aspettative create dal capitolo precedente, che sapeva dare molto di più sotto tutti i punti di vista, anche nella gestione grafica dei filmati (ma questa è una mera questione di gusti, probabilmente con RE2 hanno optato per uno stile diverso dopo essersi visti censurati i filmati del primo). Vale di certo i 5 dollari dello store, non di più, a meno che non siate collezionisti.