Recensione – Condemned 2

Il connubio horror/prima persona non si è mai imposto fino in fondo, in parte perchè in questo genere sono sempre preferiti i videogiochi in terza persona e in secondo luogo perchè (aldilà del massimo livello di immedesimazione possibile) difficilmente i titoli in prima persona sono capaci di regalare esperienze veramente terrificanti correndo piuttosto il rischio (Doom 4 e Bioshock insegnano) di presentarsi decisamente action-oriented.
Non potendo contare su un Amnesia: The Dark Descent per console, una delle alternative valide in prima persona disposte a fornire esperienze di gioco interessanti è la serie Condemned, sviluppata dall’esperto team dei Monolith Productions (già responsabili delle saghe Blood e F.E.A.R.).

[continua dopo il break]

Condemned 2 è il sequel di Condemned: Criminal Origins uscito su Xbox 360 e PC. Nel gioco interpreteremo nuovamente l’agente SCU Ethan Thomas, diventato un vagabondo alcolizzato in quanto profondamente provato dagli eventi accaduti nel primo Condemned dove si dava la caccia a un serial killer chiamato SKX (chiamato così per le mortali ferite a forma di X che il killer lascia sulle sue vittime). Ethan viene richiamato per investigare su alcuni strani fenomeni che avvengono su Metro City, città malandata piena di drogati dall’istinto violento.

Calandomi nei panni di chi non ha ancora giocato al prequel, Condemned 2 presenta un approccio di gioco completamente diverso e insolito dalla stragrande maggioranza dei giochi in prima persona: l’azione si concentra quasi interamente sullo sferrare pugni o attaccare tramite armi da mischia da raccogliere sul posto. Con il joypad infatti abbiamo il controllo di entrambe le braccia del protagonista e con il dorsale sinistro potremo sferrare attacchi con il braccio sinistro e viceversa con il dorsale destro. L’uso alternato delle braccia ci porta a sferrare delle combo d’attacco capaci di recare danni ma anche di renderci scoperti nei confronti dei nemici che, va detto senza esagerazione, non ci daranno respiro: anche con 2 o più nemici addosso la situazione si fa estremamente disperata in quanto, come accadrebbe nella realtà, ci attaccheranno tutti insieme. Abbiamo modo di parare i colpi nemici alzando entrambe le braccia. Come accennato prima, possiamo utilizzare armi da mischia da raccattare nell’ambiente circostante e va fatto un grande plauso a Monolith in quanto la varietà di oggetti recuperabili è di grande fattura (mattoni, tubi, cavi elettrici, seghe circolari, sportelli di armadietti fino ad arrivare a delle assurde bambole esplosive); è inutile aggiungere che ogni arma ha proprie caratteristiche quali velocità, potenza e raggio d’azione e che si usurano se utilizzate per troppo tempo. Nel gioco sono presenti naturalmente anche le armi da fuoco ma sono molto rare e le munizioni si contano con le dita di una mano. Nel complesso il gameplay è estremamente solido e divertente: gli affondi sono precisi e gli attacchi reattivi abbastanza da rendere il gioco appagante e invitante; meno convincenti forse sono proprio le fasi in cui abbiamo occasione di usare le armi da fuoco in quanto ci sentiremo molto lenti e impacciati ma qualcuno, soprattutto i non amanti dell’azione eccessivamente frenetica, potrebbe trovarlo come un pregio. Occasionalmente capiterà che non possiamo sconfiggere alcuni nemici ma piuttosto dovremo sfuggire da loro dando via così a una disperatissima fuga per evitare una morte atroce.

Vi ricordate quando abbiamo detto che Ethan Thomas era un agente della SCU? Questo significa che capiterà spesso di fermarci dando così vita, dopo lo sferrare attacchi ai nemici, al secondo fulcro cardine del gameplay: l’investigazione. Ethan arriverà a delle scene dove dovrà analizzare attentamente l’ambiente per inviare alla centrale tutte le informazioni utili che riesce a ottenere; alcune volte la soluzione sarà direttamente sotto il nostro naso mentre in altri casi dovremo fare una minuziosa e accurata ricerca usando, se necessario, una lampada a raggi UV per evidenziare tracce non visibili ad occhio nudo. Un altro strumento utile per l’investigazione è la macchina fotografica, anche in questo caso sarà necessario scattare delle fotografie (cercando di regolare al meglio la messa a fuoco) che rappresenteranno materiale utile per le indagini. Al termine delle fasi di investigazione, riceveremo un voto che andrà a pesare sul punteggio di fine livello. Il punteggio di fine livello ci permette di sbloccare nuove features da utilizzare nei livelli successivi: più saremo bravi a investigare e più facile sarà proseguire il gioco.

Tutto il gioco si suddivide in capitoli i quali ognuno di essi inizia e finisce con un filmato in computer grafica mentre tutte le azioni di gioco, ovviamente, sono in modalità soggettiva. Per non rendere la trama troppo spezzettata, di tanto in tanto troveremo televisori e radio i quali dovremo sistemare le antenne per sentire le ultime notizie dai giornalisti riguardo ciò che accade a Metro City e quindi sulla trama del gioco. Anche il trovare queste tv e radio influenzano sul punteggio finale. Nel complesso il gioco sotto l’aspetto della trama non brilla particolarmente: i temi della ricerca della verità e dei tormenti interiori del protagonista sono quelli che vanno per la maggiore e, per quanto non vengano presentati in maniera scontata e banale, non rasentano l’incredibile e la vicenda è abbastanza lineare e senza troppi punti interrogativi (a parte il classico finale semi-aperto lasciato come spiraglio per un ipotetico seguito).

Aldilà della solidità del gameplay e della trama che può piacere o meno, dove Condemned 2 domina letteralmente è l’atmosfera in generale e la tecnica: tutti gli ambienti di gioco sono ottimamente progettati e ben disegnati sia in termini di texture sia in termini di gestione dell’illuminazione. Il lavoro audio-visivo svolto dai Monolith è curato e capace di perfettamente di disturbare e mettere a disagio il giocatore: un mix perfetto di luci/ombre condito con un audio accennato ma di atmosfera che esaltano le ambientazioni quasi sempre strette e anguste. Forse procedendo verso il finale un po’ la “magia” viene perduta ma in ogni caso restiamo sempre su ottimi livelli e Condemned 2 risulta ugualmente un titolo ideale per tutti coloro che sono alla ricerca di atmosfere cupe e perverse: il tasso di tensione e il grado di guardia da parte del giocatore sarà sempre perfettamente su livelli elevati.

Non si può dire lo stesso purtroppo sulla longevità in quanto vi basteranno poche ore per terminare a termine il gioco. Inoltre ci lamentiamo un pizzico per la presenza di una modalità multiplayer che stona decisamente con le atmosfere del gioco. Se ne poteva fare a meno a favore piuttosto di una maggiore esperienza nella campagna in singolo. Infine, altri motivi per rigiocarlo di nuovo non ce ne sono (a parte i più esigenti alla ricerca della massima valutazione in tutti i capitoli).

Commenti finali
Condemned 2 è un’opera che timidamente si gode il suo spazio e lo fa assolutamente bene. Atmosfere sinistre, gameplay solido e un comparto tecnico dalla cura quasi artigianale rendono questo gioco un must per chi è alla ricerca di qualcosa di insolito e fuori dagli schermi. A conti fatti la trama potrebbe risultare un po’ deboluccia ma se ci lascia travolgere non rappresenterà un grande problema. Continuate così Monolith Productions.

+ Grande atmosfera
+ Ottime ambientazioni
+ Solido gameplay
+ Comparto audio/visivo curato

– Breve
– Trama che poteva essere più profonda e intricata
– Chi ha giocato al primo Condemned potrebbe trovarlo come un “more of the same”
– Modalità multyplayer superflua

This entry was posted in Recensioni and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *