Siamo nella generazione degli sparatutto ed era inevitabile che certe influenze e meccaniche di gioco avrebbero influito profondamente nelle tematiche strettamente correlate ai survival horror. Un esempio concreto è F.E.A.R., sviluppato da Monolith Productions e convertito su console da Day 1 Studios.

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Nel gioco, ovviamente in prima persona, saremo un soldato senza nome appartenente alla squadra F.E.A.R., specializzata in fenomeni paranormali. F.E.A.R. viene chiamata in quanto presso un complesso della Armacham (società venditrice di armi) i soldati frutto di esperimenti genetici e clonazioni (detti Replicanti) vengono controllati telepaticamente da Paxton Fettel, il loro diretto superiore. Il nostro compito, ricorrente per tutto il gioco, sarà ovviamente quello di fermare Fettel e dovremo farci strada non solo superando i Replicanti controllati da Fettel ma anche superando gli ostacoli di natura onirica e paranormale che ci verranno mostrati e che, spesso e volentieri, vengono accompagnati dalla visione di una bambina dai lunghi capelli neri in stile Samara di Ringu.

Proprio da quest’ultima considerazione si può sintetizzare al minimo questo gioco la quale è diviso in due tronconi: una parte da sparatutto classico dove è presenta azione, frenesia e dove sono richiesti riflessi e intelligenza tattica sfruttando quelle che sono le armi in quel momento a disposizione ma anche il “potere” dello SlowMo il quale, in perfetto stile Max Payne, ci permetterà di rallentare la scena di gioco permettendo, per un tempo limitato, di intervenire in avanscoperta con pochi rischi di essere colpiti. La SlowMo viene rappresentata da una barra su schermo che col tempo si ricarica automaticamente, barra che può essere incrementata cercando uno dei tanti “booster” presenti nel gioco il quale presenta un booster anche per l’incremento del livello massimo di salute. Questo primo troncone insomma presenta tutte le caratteristiche distintive degli sparatutto in prima persona: è possibile, per esempio, anche fare attacchi corpo a corpo (anche con i pugni se non siamo armati), raccogliere armi, munizioni, medikit e interagire con porte e interruttori. Come stile e tecnica i rimandi ad Half-Life 2 sono abbastanza evidenti: i Replicanti ricordano molto i Combine dello sparatutto Valve non solo per il design ma anche per l’intelligenza artificiale. I Replicanti infatti non saranno dei bersagli mobili che si faranno colpire facilmente ma si organizzeranno per tendervi imboscate, cercheranno un riparo se si sentiranno in pericolo e addirittura possono fingersi morti temporaneamente per ingannarvi. Questo significa che dovremo assumere un certo impegno cercando anche di sfruttare le caratteristiche dell’ambiente dove ci troviamo (come al solito potremo colpire barili esplosivi per arrecare ingenti danni e così via). Cosa molto buona è lo sfruttamento degli effetti particellari negli scontri con armi da fuoco. Infatti colpendo le pareti (oppure anche esplodendo una granata) sempre più spesso capiterà che si alzerà un grosso cumulo di polvere che ci limiterà tremendamente la visibilità aggiungendo così un ulteriore ostacolo di carattere ambientale. C’è da aggiungere purtroppo che gli scontri non saranno quasi mai inaspettati: nei corridoi stretti infatti non vedremo mai alcun nemico e i conflitti con i Replicanti si concentreranno soprattutto all’aperto o comunque in spazi molto più estesi in orizzontale ma anche in verticale. Nel gioco è presente anche un minimale sistema di copertura in quanto, con la croce digitale del pad, potremo esporci da dietro le pareti per poi nasconderci immediatamente rilasciando il tasto premuto.

Fin qui abbiamo parlato solo del primo troncone il quale, purtroppo, costituisce gran parte di F.E.A.R. Il secondo troncone riguarda il lato di gioco strettamente più psicologico e horror del gioco con flash e sprazzi di sessioni onirico/paranormali messe giusto per ricordarci che siamo parte di uno squadrone specializzato in questo e che il nostro nemico ha come arma migliore la sua telepatia. Queste sessioni di gioco in gran parte non ci permettono di intervenire limitandoci a fare da spettatori ma in ogni caso rappresentano una componente fondamentale per la trama dato che molte visioni avranno un determinato significato all’interno della trama. Inquietante è la figura di Alma, la bambina protagonista spesso e volentieri delle visioni. Forse gli attempati e gli appassionati di lunga data di survival horror non troverebbero speciali e indimenticabili queste sessioni ma senza dubbio faranno comunque piacere e rendono il gioco meno proteso verso il ramo dell’azione.

Riguardo la realizzazione tecnica, la versione provata è quella PS3 e purtroppo il lavoro di conversione (il gioco è uscito originariamente su PC) non è stato egregio e il risultato finale si potrebbe definire quasi imbarazzate con texture e dettagli poco curati. Se non fosse per i buoni effetti grafici (come i già citati effetti particellari) non sarebbe una bestemmia dire che potrebbe sembrare un gioco della passata generazione. Aldilà di questo, il gioco si presenta solido e ottimo in termini di giocabilità e non subirete frustrazione per comandi sbagliati o un bug inaspettato. Una lacuna terribile che riguarda, almeno, la versione PS3 sono i lunghissimi caricamenti tra i vari capitoli (soprattutto quando si avvia il gioco per la prima volta dove potremmo arrivare ad aspettare fino a 2 minuti prima di cominciare a giocare).
Sinceramente la trama poteva essere più elaborata in quanto per 3/4 di gioco non succede quasi nulla di eclatante e solo nelle parti finali l’interesse e il grado di attenzione impenneranno sensibilmente.

Discreta la longevità in quanto in 8-9 ore potrete portare a termine la campagna principale. E’ presente anche la classica modalità multiplayer online con deathmatch, cattura bandiera e last man standing. Nulla di sensazionale in quanto ormai ci sono soluzioni più collaudate per il mondo online e comunque riteniamo sempre che per questi giochi (impostati verso una specifica direzione artistica) se ne potrebbe anche fare a meno.

 

Commenti finali
F.E.A.R. è un prodotto ben confezionato ma che nella sostanza potrebbe non convincere in maniera unanime. Tecnicamente la versione PS3 presenta evidenti problemi grafici mentre in termini di trama il segno non viene lasciato troppo a fondo. Se da una parte abbiamo una discreta azione di gioco (soprattutto l’approccio quasi tattico e strategico degli scontri) che rendono il titolo appetibile a chi è alla ricerca di una buona sfida dall’altra abbiamo i flash e i momenti horror che potevano essere maggiori e meglio curati. Solo uno sparatutto diverso dagli altri…. ma sempre sparatutto.

+ Ottimo gameplay
+ Atmosfere sinistre
+ Discreti momenti horror….

– Tecnicamente quasi osceno
– Trama che poteva essere meglio narrata
–  … ma troppo pochi