[Out of Land] Dear Esther

Era da tempo che non scrivevo un articolo di tipo “Out of Land” e ogni volta che lo faccio mi fa sempre piacere. Questo perchè devo aver vissuto una sorta di esperienza mistica/spirituale che vale la pena di raccontare anche in questi lidi. L’utente di Silent Hill Chronicles K[irian] (adesso Banana Fish Bones) ci aveva segnalato un videogioco veramente particolare, un remake di una mod di Half-Life 2 già pubblicata diversi anni fa. Questa mod portava il nome di Dear Esther.

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In Dear Esther interpreteremo un individuo senza nome e senza volto. Questo individuo si ritrova su un’isola apparentemente disabitata che potremo liberamente perlustrare e visitare. Tutta la narrativa viene affidata ai pensieri e ai racconti espressi dalla voce narrante la quale collega la presenza di questo individuo il quale sembra rivolgere tali riflessioni verso una certa Esther. Fin dalle prime battute capiremo che il viaggio del protagonista rappresenterà anche un viaggio nella vita del nostro alter ego raccontando aneddoti e riferimenti passati. Tutto ambientato in un paradisiaco scenario di un’isola composta da varie forme naturali: ci sono ovviamente le spiagge, altopiani, zone pianeggianti ma anche una serie di caverne, grotte e sporadici segni di abitazione (come piccoli edifici, stalle o barche in stato precario).

In Dear Esther non potremo fare altro che questo: girovagare, guardare e ascoltare gli arcaici racconti del protagonista. Anche il gameplay è veramente il minimo del minimo che si possa trovare visto che il nostro personaggio non potrà nemmeno saltare o correre. L’unica altra feature che ci è concessa usare è una sorta di zoom per focalizzare meglio alcuni particolari ambientali ma niente di importante dato che non è una utilità specifica per il gameplay. Basterebbe solo questo per sconsigliare assolutamente Dear Esther per chi è alla ricerca di una forte esperienza ludica dato che non è assolutamente lo scopo che gli sviluppatori si erano prefissati. In Dear Esther non c’è uno scopo se non quello di seguire un percorso, nient’altro. Quindi valutate bene.

Per tutti gli altri beh: potete anche cominciare a strofinarvi gli occhi e sturarvi le orecchie per prepararsi così a vivere una esperienza impareggiabile. Non solo gli ambienti sono tremendamente bellissimi ma vengono anche esaltati grazie a una gestione di luci e gioco di ombre fantastico. Forse è veramente complicato parlare di gioco ma d’altronde Dear Esther fa parte di uno di quei titoli che vogliono rompere le barriere del razionale a favore invece dell’irrazionale e del fascino nel rompere gli schemi ai quali siamo fin troppo abituati. A questo si aggiunge anche un comparto sonoro ottimo: la voce narrante non è invasiva e i componimenti musicali sono dolci, delicati e struggenti. Tutto questo porta a una miscela difficile da descrivere e che va solamente vissuta giocando (ops…. provando).
Sulla trama forse non c’è lo stesso medesimo fascino visto che fondamenalmente riprende dei concetti che in passato sono stati molto abusati e che anche Dear Esther ripropone senza grandi novità sostanziali. Tuttavia bisogna considerare l’affascinante stile narrativo frammentato la quale non ci costringe a leggere papiri di documenti ma ci limita solo ed esclusivamente ad ascoltare ciò che ha da dire il protagonista.

Per il resto non c’è molto da dire ma voglio aprire una piccola parentesi sulla contestata patch che ha tradotto in italiano il gioco: per me è assolutamente il punto più debole dell’intera produzione. A parte gli errori di traduzione (soprattutto le “h” mancanti) io non credo che adottare uno stile “antico” sui testi abbia contribuito nell’atmosfera del gioco proprio perchè è già tutto il resto del gioco che lo fa in maniera assolutamente egregia. Quindi a mio avviso una traduzione anche più “moderna” non avrebbe creato nessun danno mentre invece questo stile potrebbe spingere il giocatore quasi a disinteressarsi della trama dato che rischia di non essere affatto compresa o comunque è richiesto uno sforzo troppo alto.

Per la longevità naturalmente non aspettatevi niente di interminabile: basterà pochissimo terminare Dear Esther, forse poco più di un’ora. Forse un po’ poco ma è anche vero che non si può prentendere di creare una lunga sessione di gioco dove non è possibile fare nulla a parte camminare e guardare in giro.

Commenti finali
Dear Esther è un autentico gioiello artistico grazie a un design complessivo assolutamente maniacale e una cura nei dettagli straordinariamente maniacale. Personalmente era dai tempi del primo Tomb Raider che non provavo questa sensazione di fascino e suggestione visiva per un ambiente di gioco: un mix incredibile di luci, ombre e sonoro unico nel suo genere. Sia gli ambienti esterni che quelli interni lasciano assolutamente senza fiato e l’ampiezza della mappa aiuterà ulteriormente a immergerci all’interno di un autentico paradiso fatto di pixel. Non si può fare a meno di fermarsi per osservare panorami da favola.

+ Toglie il fiato
+ Tecnicamente superbo sia nel video che nel sonoro
+ Costa poco poco

– Gameplay veramente ai minimi storici
– Traduzione italiana imprecisa ed esageratamente arcaica

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