Recensione – Metro 2033

Dalla Russia con furore, questo forse è lo slogan adatto per Metro 2033, grande successo letterario divenuto un autentico cult. Il passaggio dalla carta al pad è stato breve e per merito di due aziende non russe: l’ucraina 4A Games (lo studio che si è occupato dello sviluppo) e l’americana THQ (per quanto riguarda la distribuzione). Così come per il libro, anche il gioco ha avuto un trattamento simile: pubblicato senza troppa pubblicità, il gioco ha avuto successo grazie al puro e semplice passaparola divenendo una delle esclusive Xbox 360 (ma è disponibile anche su PC) più interessanti.

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Il protagonista di Metro 2033 è lo stesso del libro: Artyom, un giovane soldato che abita all’interno di una delle molteplici stazioni della metrolitana di Mosca. A seguito del conflitto nucleare di un paio di decenni prima, la terra è stata devastata non permettendo più di vivere in superfice come una volta. Da quel momento perciò la metropolitana è diventata una nuova casa nonchè una tenue speranza per ricominciare a vivere.
Tuttavia una misteriosa minaccia porterà gli abitanti delle stazioni a lottare e Artyom inizierà un viaggio all’interno della metropolitana per mettere la parola fine ai pericoli delle gallerie.

Metro 2033 ha un importante pregio: essere non convenzionale e controtendenza rispetto agli altri sparatutto. Il titolo 4A Games ha infatti tuttociò che altri FPS non hanno: un protagonista che sa usare le armi ma comunque giovane e di conseguenza non affidabile, armi che si ricaricano con lentenzza, munizioni scarse e soprattutto grande senso di oppressione che gli ambienti trasmettono. In Metro 2033 la vita degli abitanti non è facile e fin dalle prime battute ce ne accorgiamo subito: i mutanti (frutto delle radiazioni) spesso e volentieri si presentano in massa portando Artyom a compiere azioni che vanno oltre le sue possibilità; inoltre le stesse munizioni che raccogliamo sono anche la moneta di scambio che si utilizza per i mercati: sopravvivere è importante e quindi le munizioni rappresentano un bene preziosissimo e da spendere con parsimonia. Per questo motivo, anche esplorare gli ambienti bui e oscuri delle stazioni e delle gallerie rappresenta una azione più che saggia e che ogni giocatore deve fare per non rischiare di restare senza rifornimento.

Questo considerando anche che il gioco ha un livello di difficoltà superiore alla media: il problema non sono tanto i mostri ma i nemici umani (sì: affronteremo anche loro in certe circostanze) dato che sono molto pericolosi e resistenti all’inverosimile quasi quanto il nostro protagonista. Proprio per questo a volte è più saggio agire in modalità stealth cercando di non fare rumore (per esempio stare attenti a non calpestare frammenti di vetro) e restare nell’ombra spegnendo le lampade ad olio. Gli umani oltre a essere fortissimi sono anche numerosi rischiando di far cadere in frustrazione i giocatori meno pazienti e più abituati a una azione di gioco lineare e senza problemi. In Metro 2033 invece veramente il senso di sopravvivenza si avverte come non mai: può capitare anche di salire in superfice dove l’aria è irrespirabile dovendo così indossare una maschera antigas fornita di filtri con dell’ossigeno (inutile dire che in queste fasi bisogna agire in fretta dato che l’ossigeno prima o poi finisce).

I pericoli da affrontare perciò sono numerosi e impervi rappresentando una vera e propria sfida per i giocatori più coraggiosi. Per i giocatori invece più interessati alla trama forse dovrebbero pensarci un attimo prima di giocarlo: il gioco presenta sporadici e rari momenti “onirici” in cui il nostro personaggio ha delle allucinazioni ma, a parte questo, la trama del gioco risulta forse troppo lenta e piena zeppa di riempitivi che se da una parte contribuiscono a descrivere il senso di pericolo della metrolitana dall’altra parte però non permette al giocatore di sentirsi realmente coinvolto nella vicenda.
Questo considerando poi che gran parte degli eventi rispetto al libro sono stati ampiamente rivisitati e modificati così come sono stati cambiati alcuni nomi delle stazioni rendendoli più occidentali e meno russi (questo è chiaramente un problema legato alla distribuzione occidentale del gioco). Queste modifiche sono state sicuramente doverose in quanto adattare un racconto tratto da un libro per un videogioco non è un compito facile. Nel complesso la trama è sodisfacente ma avrebbe potuto brillare ancora di più.

Come già accennato, il gameplay (improntato come quello di uno sparatutto classico) è stato limato in modo tale da trasmettere al giocatore senso di sopravvivenza e di insicurezza: una torcia che illumina poco, ricariche delle armi che avvengono lentamente, a volte addirittura la mira viene rallentata in quanto abbiamo un personaggio da scortare e da prestare attenzioni. Riguardo gli ambienti, questi rappresentano il vero punto forte della produzione e sono i veri protagonisti: oscurità, souni sinistri, decadenza e fatiscenza abbondano alla grande e degni di un vero videogioco horror. Forse a volte c’è troppa linearità ma il titolo non risulta neanche troppo banale da portare avanti in quanto spesso ci sono degli ostacoli ambientali (come una porta sbarrata) che dobbiamo in qualche modo aggirare portandoci un minimo a ragionare. Non ci sono veri e propri enigmi ma il gioco fortunatamente riesce lo stesso ad alternare fasi action con fasi più tranquille (ma non per queste meno sinistre).

Per essere un gioco del 2008, la grafica non è malvagia anche se presenta alti e bassi legati alla conversione non perfetta su Xbox 360. Su PC invece il gioco brilla perfettamente anche sotto l’aspetto grafico. Un grande complimento per il comparto sonoro: gli effetti audio contribuiscono enormemente nell’atmosfera dimostrando ulteriormente come la presenza di un bravo sound designer possa fare la differenza. Sentire il verso dei mostri in una galleria buia senza sapere da dove questi provengono è un brivido che fa piacere alla mente e al nostro sistema nervoso che viene sollecitato affinchè restiamo sempre all’erta.
Meno perfetto è invece il doppiaggio in italiano: non eccezionale e spesso con problemi di sincronizzazione labiale con i personaggi che muovono la bocca anche quando non si sente alcuna voce.

Per essere uno sparatutto, Metro 2033 ha una durata superiore alla media dato che in una decina di ore si può finire presentando anche 2 finali da sbloccare. Peccato solo per l’assenza di extra che probabilmente non vi porteranno a rigiocare il gioco.

Commenti finali
Metro 2033 è un gioco di ottima fattura forgiato dalla fredda e tetra cultura russa mostrandoci una visione diversa di come si può vivere l’orrore all’interno di una metrolitana post-atomica. Non mancano delle lacune come una trama che poteva essere più coinvolgente e problematiche tecniche varie ma il gioco resta comunque piacevole soprattutto in termini di atmosfera, davvero rara di questi tempi. до свидания

+ Atmosfera fantastica
+ Audio curato
+ Abbastanza longevo
+ Graficamente ben fatto

– La trama poteva essere più ricca
– Gli appassionati del libro potrebbero non gradire le numerose differenze
– Sporadici bug

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