[Out of Land] Murdered: Soul Suspect

Un Out of Land ma non troppo considerando i temi e il contesto generale di questo interessante Murdered: Soul Suspect. Questo gioco infatti è ambientato nella cittadina di Salem (nota storicamente per essere stata sede di processi e condanne per stregoneria ispirando molti autori di cinema e letteratura) e il protagonista è un detective di nome Ronan O’Connor. Proprio all’inizio del gioco Ronan viene ucciso da un individuo dal volto coperto e noto come il “killer della campana”; a questo punto il nostro alter ego si tramuta in un fantasma ed il gioco vero e proprio comincia ora: Ronan comincia a investigare sul killer della campana e sulle altre scene del crimine oltre la sua. In Murdered infatti i morti non vanno nell’aldilà se non riescono a risolvere le “questioni in sospeso” e, di conseguenza, lo scopo di tutto il gioco è quello di scovare il killer e fermarlo una volta per tutte.

Murdered: Soul Suspect mostra una formula atipica e singolare: il genere investigativo di natura paranormale in cui, prendendo spunto anche da LA Noire, per proseguire nella storia dobbiamo, all’interno di aree circoscritte, raccogliere indizi e abbinarli nella maniera coerente (occasionalmente anche in base a ciò che abbiamo raccolto dall’inizio del gioco). Gran parte di questi indizi non sono per nulla rilevanti e starà quindi a noi fare 2+2 in puro stile Sherlock Holmes.
Oltre alle investigazioni principali, potremmo imbatterci in altri fantasmi all’interno della città di Salem che chiederanno il nostro aiuto affinchè le loro questioni vengano risolte e raggiungere così l’aldilà (si tratta sostanzialmente di missioni secondarie dalla durata limitata e dall’azione ancora più circoscritta. Riempitivi veri e propri insomma e che non aggiungono nulla).

In qualità di fantasma, Ronan dispone di alcune qualità: può attraversare i muri che non sono stati “consacrati” (riconoscibili da un alone azzurro chiaro), può “possedere” i vivi entrando nel loro subconscio per leggere i loro pensieri, condizionarli a compiere un determinato comportamento o vedere tramite i loro occhi determinate informazioni (come un fascicolo o il contenuto di un computer). Ronan può anche “stregare” oggetti di natura elettronica (come telefoni, stampanti, telecamere e così via) per distrarre le persone nelle vicinanze e favorire così la co-protagonista (una medium di nome Joy) che può muoversi indisturbata.

Gli unici veri ostacoli all’interno di Murdered (e che quindi scatenano un game over) sono i demoni: in maniera simile ai Dissennatori della saga di Harry Potter, i demoni sono in grado di “risucchiare” i fantasmi che riescono a individuare senza scampo. Se presi di spalle (ed eseguendo un determinato QTE) sono facilmente eliminabili ma l’importante è riuscire a non farsi vedere.
Non rappresentano nulla di insormontabile e sono una tipologia di nemici che non varia mai dall’inizio alla fine (ergo: una volta compreso come farli fuori diventano più una scocciatura che altro).

Concludendo con il gameplay, nel gioco abbiamo anche possibilità di prendere possesso dei gatti e di comandarli per poter accedere a cunicoli, condotti e spazi minuscoli insomma. In alcuni casi è necessario per il proseguimento della trama mentre in altri è solo per la raccolta di collezionabili (che, una volta raccolti tutti, approfondiscono maggiormente la trama riguardo Salem e i suoi abitanti).

Murdered insomma presenta tutta una serie di elementi sulla carta molto interessanti ma che a mio avviso sono stati poco sfruttati: per esempio la lettura del pensiero dei vivi è una funzionalità interessante solo all’inizio mentre nelle fasi successive è solamente noiosa e inutile (molti pensieri vengono ripetuti più volte anche entrando a contatto con persone diverse) oppure la stessa città di Salem che, per quanto esplorabile tutta fin da subito, dà l’impressione di essere fin troppo minuscola offrendo abbastanza poco (le missioni secondarie come detto sono solo dei riempitivi che non aggiungono nulla, non offrono nessuna sfida e sono tutte di risoluzione fin troppo simile). Come accennato anche i demoni sono fin troppo banali e rappresentano solo un pretesto per rendere il gioco solo un minimo più avvincente ma già dopo i primi 2-3 scontri rappresentano solo una palla al piede (una diversificazione di nemici da affrontare con differenti strategie sarebbe stata la soluzione migliore).

L’aspetto investigativo invece è stato calibrato nella maniera più adatta: il gioco narrativamente parlando scorre benissimo e includere sezioni troppo complicate o contorte avrebbe rischiato di compromettere la fluidità della trama che, nel complesso, è molto valida e buona. La storia infatti è abbastanza avvincente, interessante, probabilmente non indimenticabile e originale ma ben impostata grazie anche a personaggi caratterizzati molto bene e alle atmosfere che ben si sposano con Salem.

Commento finale
Murdered: Soul Suspect è un prodotto accattivante e ben sviluppato anche se, soprattutto nel gameplay, non esente di lacune. Lacune che comunque vengono ben presto messe da parte se si viene catturati dalle atmosfere e dal fascino della storia che, seppur non il top del top, è di buona qualità e merita tutto il tempo che si spende (neanche poco tutto sommato) per giungere alla conclusione.

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