[Out of Land] The Wolf Among Us

C’è qualcuno che considera le favole robe per bambini? Eh mi dispiace ma Telltale non è d’accordo: diventicatevi dei libricini colorati e pure delle parodie della Dreamworks perchè in “The Wolf Among Us” il concetto di favola viene trasportato in un punto di vista che più serio di così si muore.

Il gioco è ambientato in un’area di New York City chiamata Favolandia, popolata dai personaggi delle fiabe che, esodati anni e anni fa dalle Terre Natie, devono rifarsi una vita nuova nel mondo dei “Terreni”. Le regole sono ben precise: gli abitanti (in particolare gli animali parlanti come rospi e maiali) hanno l’obbligo di sottoporsi alla “Malia”, un costoso incantesimo che permette a loro di assumere sembianze umane. Chi non rispetta questo requisito deve tornare in un luogo non ben identificato chiamato “Fattoria” (un posto presumibilmente fuori città e lontano dalla civiltà).

Interpretiamo Bigby Wolf, il famoso lupo cattivo (che da cattivo diventa “buono”), all’interno di un quartiere popolato da personaggi delle favole che, almeno alcuni, sono caduti in disgrazia facendo parte di un contesto da film noir anni 80 con tanto di sfumature color viola e luci a neon. L’avventura vera e propria comincia con un caso di omicidio di una ragazza (anch’essa una Fiaba) e Bigby deve indagare per trovare il colpevole. Già così l’odor di parodia può uscire fuori ma ribadisco: The Wolf Among Us si pone su livelli molto più seri di altri titoli che, al contrario, si “impongono” di essere seri in maniera fin troppo goffa.

Merito soprattutto, e questo è un altro marchio di fabbrica della Telltale, di un character design di alto livello: i personaggi hanno tutti un loro specifico background e un modo di ragionare che rimarrà ben impresso al giocatore. Basti pensare ad esempio allo stesso Bigby: un lupo che, per via del suo passato burrascoso, non nutre stima di popolarità da parte di gran parte degli abitanti di Favolandia passando di conseguenza una esistenza quasi da emarginato e con sole poche persone (su tutte una inaspettata e intransigente Biancaneve) pronte a tendergli una mano.

Il team di sviluppo perciò, come ha già fatto (e per certi versi anche meglio) per The Walking Dead, ha saputo egregiamente sfruttare un brand (la serie a fumetti Fables) dandogli un’impronta narrativa videoludica di grande spessore e impatto. Tralaltro, a differenza che in The Walking Dead, qui abbiamo un personaggio emotivamente molto “instabile” permettendo così di prendere decisioni che, a seconda della nostra linea morale, si sposano comunque bene con il resto della trama. In questo caso infatti le decisioni non rappresentano veri bivi narrativi ma più semplici sfumature e spunti capaci di delineare in modi diversi sia il carattere di Bigby sia il modo di rapportarsi con i comprimari. Il risultato quindi è una trama solida e intrigante con personaggi che man mano vengono forgiati secondo il nostro credo.

Non dico parola sul gameplay: è quello classico della Telltale nel bene e nel male. Chi cercava qualcosa di diverso resterà con un pugno di mosche (ma perchè cambiare poi?).

Commenti finali
Non sbaglia un colpo il team che, ormai, si è costruito attorno una fama molto consolidata fatta di grandi successi. The Wolf Among Us avrebbe forse meritato un successo maggiore e non ha sbancato semplicemente perchè non è una ip fortissima come The Walking Dead e Game of Thrones. Questo però dimostra come, anche con proprietà intellettuali più rischiose e meno sicure, la qualità non manchi mai ed è sempre elevata.

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