[Recensione] Downfall

Dopo il grande successo di critica e pubblico di The Cat Lady (anno 2012), il developer Remigiusz Michalski, sotto firma Harvester Games, si rimette in gioco proponendo il remake della sua prima vera opera prima risalente al 2009 di nome Downfall. Leggenda vuole che il codice sorgente dell’originale Downfall (ora freeware) si sia corrotto non consentendo a Michalski di effettuare aggiustamenti per una re-release. E’ così che quindi si è decisa nella più lunga e tortuosa strada del rifacimento da zero del gioco seguendo stile grafico e gameplay di The Cat Lady.

La trama è a grandi linee la stessa del Downfall originale: una coppia apparentemente in crisi, Joe e Ivy Davis, nel cercare di ristabilire un rapporto sano provano a soggiornare in un albergo di campagna di nome “Quiet Haven”. Fin dai primi momento di gioco però capiremo che le cose non sembrano andare per il verso giusto: Ivy sembra in preda a raptus di follia facendo cenno riguardo strane “presenze” all’interno dell’albergo; a peggiorare le cose è la sparizione della stessa Ivy e strane manifestazioni demoniache (raffigurate soprattutto come una donna grassa e dall’aspetto rivoltante). Inizia così il viaggio infernale alla ricerca di Ivy.

Se avete giocato al precedente capolavoro di Harvester Games non avrete difficoltà nel prendere confidenza con il gameplay in quanto è lo stesso identico: la struttura di gioco è completamente bidimensionale e il personaggio può andare a destra o a sinistra. Con la freccia direzionale bassa si può accedere all’inventario e poter così usare gli oggetti o per un enigma ambientale o semplicemente per aprire una porta. Anche l’aria che si respira e le atmosfere sono le stesse del precedente lavoro. Non è essenzialmente una scelta di natura commerciale: è stata volontà di Michalski quella di proiettare la vicenda di Joe Davis all’interno dello stesso universo di The Cat Lady e noterete riferimenti più o meno evidenti alla avventura di Susan Ashworth ben più di una volta. Continuando il dovuto parallelismo, in The Cat Lady i temi erano pesanti, crudeli e spiattellati sullo schermo senza alcuna pietà; Downfall provo a seguire lo stesso schema ma in una maniera leggermente diversa, quella più vicina a un classico romanzo horror di Stephen King (i più potrebbero trovare in Quiet Haven caratteristiche e peculiarità simili a un ben noto Overlook Hotel): manifestazioni allucinanti, personaggi misteriosi, comportamenti ambigui dei personaggi (anche dei protagonisti stessi) rendono Downfall più vicino a una novella horror vecchio stampo piuttosto che a un dramma interattivo stile The Cat Lady. Insomma: quei (spero pochi) giocatori che potrebbero aver trovato eccessivamente estenuante e pesante assistere vicende della donna gatto, potrebbero trovarsi più a loro agio con Downfall in quanto rispecchia di più i canoni della storia horror classica d’altri tempi.

Un piccolo appunto di demerito, che per qualcuno potrebbe essere rilevante, riguarda l’aspetto survival: in The Cat Lady erano presenti di una volta sezioni in cui Susan doveva compiere determinate azioni in un certo modo e/o in un certo lasso di tempo. Tale aspetto in Downfall non esiste ma, va considerato, che tutto questo è dettato anche dalla trama (Susan era comunque immortale, quindi il “game over” tecnicamente non c’era neanche lì come non c’è in Downfall). Tuttavia, in termini di giocabilità, questo potrebbe far risultare la sfida meno ansiogena e più riflessiva. Aspetti comunque che potrebbero non avere rilevanza se si rimane avvolti dal fascino terrificante tanto di Quiet Haven quanto di tutti i personaggi.

Commenti finali
Più che una recensione sembra uno speciale “Downfall vs The Cat Lady” ma è stato necessario: succede sempre ogni volta che esce un prodotto successivo a un altro divenuto un grandissimo cult. Parallelismo che per qualcuno potrebbe sembrare ingiusto (neanche troppo visto che è il gioco stesso a presentare tanti easter egg e riferimenti) ma, visto con il giusto occhio critico, non demolisce affatto questo ottimo remake di Downfall: una bella commistione tra la bella e cara storia dell’orrore e il dramma interattivo. Una sorta di vecchia e nuova scuola che si incontrano insomma. In sostanza, Harvester Games (non potento raggiungere l’eccellenza assoluta di The Cat Lady) riesce a raggiungere il miglior risultato possibile proponendo una differente soluzione narrativa (fare un altro dramma come il precedente gioco sarebbe stata una battaglia persa in partenza).

This entry was posted in Recensioni and tagged . Bookmark the permalink.

Comments are closed.