[Recensione] Fran Bow

Questa valutazione di Fran Bow arriva al momento giusto, per due buoni motivi: è al momento in saldo al 50% su Steam (ma l’offerta è prossima a scadere) e giunge poco dopo la recente valutazione di Among the Sleep fornendo così un senso di continuità in quanto, come l’avventura di Krillbite, anche qui abbiamo una protagonista femminile in tenera età che ha a che fare con traumi, visioni orripilanti e orrori di tutti i tipi.

L’incipit di Fran Bow è secco e diretto: la vita di una bimba (Fran Bow appunto) viene sconvolta dal terribile massacro dei suoi genitori ed è condannata così a una esistenza fatta di terapie al limite del disumano presso un istituto psichiatrico infantile. A Fran le vengono somministrate medicine e farmaci di dubbia origine che la portano ad assistere allucinazioni e visioni aberranti di creature demoniache (su tutte una con un teschio di testa di capra). Decisa a non sopportare più tutto questo, Fran desidera evadere dall’istituto per ritrovare il suo amato gattino (mr. Midnight) e sua zia Grace. Ovviamente saranno proprio le raccapriccianti e disturbanti visioni a rendere le cose più complicate.

Altro progetto finanziato con successo tramite il crowdfunding, Fran Bow è una avventura punta e clicca classica dalla struttura di gioco semplice ed elementare con una suddivisione in capitoli ambientati in diversi scenari. Una delle peculiarità principali del gameplay è la possibilità, assumendo delle pillole, di cambiare dimensione ritrovandosi in una sorta di “otherworld” infarcito di spettri, cadaveri maciullati, creature deformi, sangue dappertutto e così via (la fantasia non mancherà insomma). In maniera simile al gioco “The Silent Age” (dove anche lì si restava nello stesso luogo ma si viaggiava attraverso il tempo), l’uso delle pillole sarà fondamentale in quanto il passaggio tra una realtà e l’altra consente la risoluzione dei vari puzzle ed enigmi. E’ importante perciò osservare molto bene le stanze e analizzare il più possibile per raccogliere indizi e oggetti utili (che all’occorrenza, come nelle classiche avventure, possono essere combinati). In sostanza il gioco è articolato essenzialmente su questo schema: superare enigmi o ostacoli ambientali ricercando oggetti e parlando con altri personaggi. Il pezzo veramente forte è ovviamente rappresentato dalla rappresentazione artistica: uno stile animato che si sposa perfettamente con l’aria fanciullesca e innocente della protagonista (oltre a creare un meraviglioso contrasto con le immagini: è decisamente inquietante vedere tutte quelle creature aberranti e tutte quelle scene violente con questo stile grafico). Ancora di più che per la trama, l’aspetto grafico di Fran Bow è una motivazione più che sufficiente per portare avanti il gioco fino alla fine, grazie anche alle animazioni curate ai minimi dettagli (es. foglie che svolazzano, acqua che si muove, nebbia, vento ecc.). Senza contare tutte le trovate e i tocchi di classe che permettono a questo titolo di avere grande personalità: la caratterizzazione della protagonista e di altri personaggi è un altro altro aspetto decisamente da non sottovalutare. La trama? Probabilmente niente di veramente troppo originale ma si dimostra lo stesso intrigante e “intripposa” al punto giusto; i giocatori meno avvezzi alle storie deliranti e malate si lasceranno sorprendere molto più facilmente dalle vicende di Fran Bow.

C’è solo una cosa che è stata “poco” gradita: dalla metà del gioco avviene un improvviso “stacco” stilistico trasformando il gioco in una fiaba dark con impronte horror (e per un capitolo intero il genere diventa quasi completamente fantasy con evidenti omaggi e rimando a La Storia Infinita di Ende). Non che tutto questo sia per forza sbagliato ma è più il rischio di rimanere spiazzati dato che, nel complesso, siamo su livelli sempre molto alti. Guardando proprio il pelo nell’uovo, un aspetto che avrei trascurato è il sistema dei dialoghi: sinceramente mi è parso del tutto superfluo e che non aggiunge niente al gioco (a parte rendere un minimo più partecipe il giocatore nella vicenda ma niente di più): come in molte avventure, è frequente dover scegliere delle risposte da dare a domande che ci vengono poste dagli altri personaggi; tali risposte all’80% si riducono a una risposta “positiva” e una del tipo “ok, devo andare” (e questa seconda opzione, per ovvie ragioni, viene spesso scartata). Naturalmente tale sistema non influisce nella trama che prosegue così come l’hanno impostata gli sviluppatori senza bivi o finali. Avremmo gradito non ci fosse proprio questo sistema. Altro neo è la colonna sonora: non male ma, aspetto personale, non si “eleva” come dovrebbe e si limita al minimo sindacale fungendo solo da accompagnamento. Un vero peccato dato che sappiamo bene che sono soprattutto i giochi con una colonna sonora eccellente che riescono più facilmente a entrare nell’olimpo del top assoluto. Altro aspetto poco gradito è l’assenza della localizzazione in italiano e ci si deve accontentare dell’inglese.

Molto buona invece la longevità la quale è più lunga di quanto potesse sembrare dato che serviranno almeno 6-7 ore buone per portare a termine il gioco, abbastanza insolito per le avventure bidimensionali.

Commenti finali
Decisamente una avventura ottima Fran Bow: sorprendente dal punto di vista artistico, l’opera degli svedesi Killmonday Games riesce a calamitare e a prendere per mano il giocatore all’interno di un horror psicologico malato dove si crea un contrasto netto tra l’innocenza della protagonista e l’inferno onirico che la circonda. La caratterizzazione dei personaggi e gli intermezzi animati sono un valore aggiunto che fanno uscire il gioco dall’anonimato. C’è forse poca “costanza stilistica” dato che a un certo punto (evitando spoiler) si riscontra un cambio di stile forse troppo netto ma mantenendo lo stesso quel senso di attrazione e di curiosità nel volerlo portare a termine in un tempo, tralaltro, anche discretamente lungo. Successo più che meritato.

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