[Out of Land] The Last Guardian – parte 2 (poetry side)

Nella prima parte sono stati analizzati i numerosi problemi che hanno minato gravemente l’esperienza ludica di The Last Guardian. Cosa dire invece dell’esperienza artistica se non che è un gioco di Fumito Ueda in tutto e per tutto? La narrazione è volutamente lenta e criptica con la verità che viene scoperta pian piano soprattutto dalla seconda metà del gioco. Come nei precedenti giochi, sono soprattutto gli aspetti sensoriali e sensazionali che, formulati e studiati nei minimi dettagli, arrivano a toccare le corde emotive del giocatore/spettatore.

Gli stati d’animo che si creano quando si vive un’esperienza di gioco del genere sono sempre indescrivibili. Magari abbiamo smadonnato 10 minuti per fare in modo che Trico faccia quel maledetto salto verso l’altra sponda, magari proviamo una certa irritazione quando si avvertono i maledetti cali di frame però ragazzi: la bellezza e l’incanto che si prova ogni volta che si vede Trico saltare (che sia in groppa a lui o meno) ci fa tornare a fare pace con il mondo. Soprattutto le parti in cui siamo “in sella” a Trico che ci trasporta tra strapiombi, torrette, ponti sospesi (con tanto di viste panoramiche mozzafiato) e quant’altro ripagano da soli il prezzo del videogioco.

A questo si aggiunge la cosa più bella in assoluto di tutta la produzione: il rapporto che si instaura tra i due protagonisti. L’amicizia autentica, indissolubile e quella dove bastano occhiate e sensazioni al posto delle parole. Un aspetto studiato talmente bene che non ho fatto a meno (in maniera molto simile a Life is Strange) di sentirmici coinvolto in prima persona:

  • senti di avere qualcosa che non va quando sei alla ricerca di barili da far mangiare a Trico quando magari, in quella fase di gioco, non serve affatto;
  • senti di avere qualcosa che non va quando, pur sapendo che il ragazzino protagonista non è in grado di combattere contro le armature fantasma e che è Trico che ha il compito di ucciderle, vai comunque in mezzo alla battaglia a distrarre i nemici perchè non vuoi che a Trico venga fatto alcun male;
  • senti di avere qualcosa che non va quando usi il comando per chiamare Trico anche quando Trico non ti può raggiungere: semplicemente lo fai perchè vuoi far sentire la tua voce e vuoi fargli capire che stiamo bene e che non lo abbiamo abbandonato;
  • senti di avere qualcosa che non va quando, oltre a rimuovere le lance che trafiggono Trico, cerchi le macchie di sangue sul suo corpo e le accarezzi per far levare via il sangue (farlo o non farlo non aggiunge nulla al gioco);
  • senti di avere qualcosa che non va quando, realtà o suggestione che sia, ci sembra di sentire un verso di Trico “diverso” dal solito e quindi, per andare sul sicuro, torniamo in groppa su di lui e lo accarezziamo senza alcuno scopo.

Queste sono tutte azioni che esulano dalle intenzioni dello sviluppatore in quanto sono dettate dall'”incoscenza” del giocatore e, a mio avviso, quando un gioco arriva a fare questo non può che essere un capolavoro assoluto anche se minato di tutti i problemi tecnici possibili e inimmaginabili.

Insomma: torniamo prepotentemente a essere piccoli e a desiderare un Trico domestico da accudire a casa nostra (per ora mi posso accontentare della action figure della Collector’s edition) come si faceva nelle più belle fiabe di un tempo.

Nota leggermente più dolente per la colonna sonora: non perchè sia orrenda (anzi è ben fatta e presente nei momenti giusti) ma perchè è meno “iconica” rispetto ai giochi precedenti. Chi non dimentica la bellissima “You were there” a chiudere ICO oppure le epiche canzoni durante i combattimenti contro i colossi in SotC? Ecco: in The Last Guardian in questo senso c’è poco da ricordare e un maggior vigore avrebbe risaltato ancora di più le atmosfere oniriche e sognanti di un gioco che rimarrà nel cuore.

Commenti finali
Una attesa lunghissima ma chi ha aspettato fiducioso non è rimasto deluso affatto: The Last Guardian è il terzo capolavoro assoluto a firma Fumito Ueda. Purtroppo soffre di tanti problemi difficili da ignorare ma, come riportato sopra, sta tutto a voi e al vostro modo di vivere l’esperienza giudicare: chi resterà totalmente rapito dai panorami infiniti, da Trico e i suoi epici voli e dalle atmosfere fiabesche non avrà problemi a chiudere entrambi gli occhi per lasciarsi trasportare dal fascino incredibile di quest’opera d’arte. 

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