[Recensione] Condemned: Criminal Origins

Chi ci segue da tantissimi anni forse si ricorderà della recensione di Condemned: Bloodshot, secondo capitolo di una IP firmata dagli americani Monolith Productions. Dopo tutto questo tempo trascorso (circa 5 anni e mezzo) abbiamo avuto finalmente occasione di mettere mano al primo episodio uscito originariamente per PC e Xbox 360: Criminal Origins.

In Condemned: Criminal Origins siamo Ethan Thomas, agente della SCU (una sezione speciale dell’FBI) che nel corso di una indagine viene coinvolto nell’uccisione di due agenti di polizia. Ethan diventa così un fuggitivo in quanto l’omicidio dei due agenti è avvenuto con l’utilizzo della sua pistola d’ordinanza iniziando così la propria indagine nelle zone fatiscenti e malfamate di Metro City.

Avendo già mezzo mani al secondo capitolo, il gameplay di Criminal Origins si è dimostrato fin da subito abbastanza familiare in quanto il gioco, in prima persona, enfatizza molto l’azione mediante gli attacchi da mischia (effettuabili con oggetti del posto quali tubi, sbarre di ferro, assi di legno, asce, mazze e così via) da sferrare contro i tossici che ci ostacoleranno nel nostro percorso. Un gameplay, a distanza di anni, ancora molto solido e divertente in quanto serve molta abilità nel trovare i giusti tempi tra attacco e difesa. I nemici, soprattutto quando saranno in gran numero, infatti non ci daranno tregua e servirà molta attenzione e un minimo di strategia. Occasionalmente nel gioco troveremo delle armi da fuoco ma che avranno una funzione “usa e getta” dato che, una volta esaurite le poche munizioni, non avranno più alcuna utilità. A darci una mano è il taser che, usato con giusto tempismo, renderà i nemici temporaneamente paralizzati (effetto comunque di breve durata). Questo favorisce notevolmente l’enfasi e la natura survival del gioco rendendo le sessioni di gioco molto concitate ed emozionanti. Merito anche di una atmosfera che ancora oggi, seppur con mezzi tecnici ormai vecchi e obsoleti, sa farsi valere grazie a colpi di classe e giochi luce-ombra gradevoli. Questi elementi permettono di tenerci costantemente sulle spine.

Altro punto focale del gioco è l’aspetto investigativo: come già visto nel secondo episodio, Ethan dispone di diversi strumenti utili (come lampada UV, fotocamera, sensore di odori ecc) per la ricerca di prove e l’analisi dell’ambiente circostante. Questo aspetto aiuta a spezzare il ritmo in quanto, dopo molti combattimenti, ci permette di goderci appieno l’evoluzione di una trama mai troppo chiara e ricca di risvolti interessanti fino alla fine. I momenti migliori del gioco sono le occasionali “allucinazioni” del protagonista che ci fanno vivere incubi ad occhi aperti dandoci a volte senso di ansia e smarrimento su cosa stiamo assistendo (un aspetto molto caro a Monolith e che ha replicato egregiamente anche nella saga F.E.A.R.). Solo questi valgono il prezzo di questa vecchia opera che, ideologicamente, si può dire abbia fatto da ponte tra vecchia e nuova ideologia di survival horror. Momenti accompagnati da un comparto audio più che buono e azzeccato.

Tuttavia, come il suo sequel, non aspettatevi una longevità elevata in quanto, per quanto il gioco si presenti a volte molto ostico, vi basteranno poche ore per portare a termine tutti i capitoli.

Commenti finali
Come già potuto vedere dal suo sequel, Condemned: Criminal Origins è una avventura action-oriented di grande spessore grazie a una produzione artistica e tecnica (almeno a quei tempi) sopra le righe. Un protagonista tormentato da strane visioni, un thriller dalle tinte fortemente paranormali, misteri incompiuti, pazzi drogati che vogliono farci la pelle, investigazioni alla CSI. Condemned ne ha per tutti i gusti e può permettersi di fare scuola a molte produzioni moderne.

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